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+ 1223 La Moglie del Tifoso



“Tranne che per quelli che sono indiscutibili nomi propri (Anna, Buridano, Lettonia) l'uso della maiuscola in italiano offre molte zone d'ombra perché ragioni grammaticali (in particolare il confine non sempre netto tra «nome proprio» e «nome comune») s'intrecciano con ragioni ideologiche più o meno consapevoli. Un «nome comune» come avvocato può essere scritto con la maiuscola in riferimento a un individuo ben determinato” cit Accademia della Crusca, per l’articolo completo leggere qui http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/uso-maiuscole-minuscole
In questo caso ci troviamo a parlare di individui ben determinati, appartenenti a categorie di persone ben definiti: Moglie e Tifoso.
Mio Marito, quel brav’uomo e bell’uomo di mio Marito (dato oggettivo riconosciuto da numeri a 2 zeri di persone) ha una grande passione, la AS ROMA. Una passione, anzi una fede, che non ha mai tradito, né messo in discussione (tranne durante il calciomercato estivo, in cui è solito ripetere “quest’anno non me lo faccio l’abbonamento!”, salvo poi recitare come una litania la seguente domanda retorica” me lo faccio l’abbonamento quest’anno?”) in tutti gli anni di conoscenza reciproca, direi che è il punto di riferimento, l’ancora di salvezza che non ha mai abbandonato.
Una fanciulla come me, proveniente da una famiglia mediamente tifosa, che non ha mai visto le partite di calcio in diretta TV, non riusciva a capire una passione così forte.  Non capiva perché altre famiglie congelassero tutto dalle 15 alle 17 ogni domenica, tavole da sparecchiare, piatti da lavare, divani occupati, religioso silenzio. L’unico esempio famigliare è mio nonno materno, tifoso da sempre di una squadra bistrattata da tutta la famiglia, che ogni domenica andava allo stadio a “strappare i biglietti” con la camicia ricavata dalla bandiera della sua squadra, che ha dovuto abbandonare il rito dello stadio in tarda età a causa di problemi di salute, che seguiva le partite alla radio, con l’auricolare,  ogni domenica che nonna lo costringeva a venire a casa nostra, che non tifava la nazionale perché non erano stati convocati i calciatori della sua squadra, che non parlava mai, ma si illuminava quando sentiva il nome del suo capitano di turno.
Nella fase 1 della nostra relazione Ragazza/Ragazzo non me ne curavo minimamente, tanto io ero praticamente segregata in casa, quindi cosa facesse mentre eravamo ognuno a casa sua non era un problema, e poi meglio sapere che guardava le partite o era allo stadio piuttosto che saperlo chiuso in discoteca con qualche ragazzetta che gli girava intorno.
Nella fase 2 Fidanzata/Fidanzato  ho cominciato a vedere tutta la storia del calcio come un enorme +1 tra noi: molto ruotava intorno alle partite, in tv o allo stadio, fino a volermi portare per forza allo stadio, in curva,  a vedere il derby, con tanto di sciarpa, che nascondevo rientrando in casa, che se Padre avesse scoperto che tifavo con piacere per un’altra squadra m’avrebbe diseredato. Episodi molto divertenti (abbracciamose tutti, arrivando fino a 5 file avanti, ad ogni gol) esperimenti sociali che mi hanno arricchito molto, che ogni compagna dovrebbe vivere almeno una volta, perché noi pensiamo sempre che una passione così forte possa dividere una coppia, in realtà quando l’altro vuole coinvolgerti lo fa per farti entrare nel suo mondo, e anche se tu non condividi quella passione vedere da vicino quanto è importante per l’altro ti apre gli occhi, e te lo fa amare ancora di più.
Nella fase 3 Moglie/Marito vivi quotidianamente la passione per la tua Rivale. Davvero tutto ruota intorno  a Lei, ma ormai non te ne crucci. Ora non è più un problema se il pranzo della domenica a casa tua o di altri ruota intorno alla partita, se devi mangiare entro le 14.50, sparecchiare e fare il caffè tra 1 e 2 tempo e poi il 2 caffè alla fine della partita, durante le interviste. Sai che quei 90’ minuti esistono solo Lui e Lei, e tu sei l’Esclusa. Sai che non puoi entrare in salotto, e che se entri non puoi fare rumore, prendi il tuo laptop, metti le cuffie e ti prendi il tuo spazio sul divano, mentre Lui è lì, sulla sedia, con il suo cuscino ad imprecare,  trasformato in questa figura mitologica, mezzo tifoso e mezzo allenatore, che non sai nemmeno se è tuo Marito, una specie di Super Saiyan, che dice cose che non avresti mai nemmeno immaginato, che parla una lingua simile all’elfico.
Questa è la fase in cui tu sei la Moglie del Tifoso. La Moglie del Tifoso può non condividere la passione ma non può non provare a capire. Deve almeno provare a capire e accettare. Accettare che puoi anche avere le doglie ma tuo Marito è allo stadio ( mia zia è nata così). Accettare che potresti chiamare tuo figlio come un calciatore (speriamo solo siano italiani, perché se mi capita un PauloRobertoPelè divorzio). Accettare che quei 90 minuti se decidi di varcare la soglia del salotto devi supportare e non sopportare. E se non vuoi varcarla la soglia puoi sempre farti bella,  uscire, goderti i negozi vuoti, comprare qualcosa di carino e usarlo quando rientri.
;-)

Something old, something blue,
something borrowed, something new.

PS: Mio Marito ha realizzato un sogno da tifoso: 12 ore con un amico a vedere partite di calcio europeo, senza interruzioni né distrazioni. Io ne ho approfittato per dedicarmi all’altra metà della coppia: me. Tra parrucchiere, shopping, aperitivo, l’ho seguito in streaming come una groupie, con indicazioni di regia di vario genere, e non perché non fidassi o chissà che ( se non ti fidi dell’altro non dovresti sposarlo), ma perché ero orgogliosa e perché dovevo aumentare il numero di visualizzazioni!

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