“Tranne che
per quelli che sono indiscutibili nomi propri (Anna,
Buridano, Lettonia) l'uso della maiuscola in
italiano offre molte zone d'ombra perché ragioni grammaticali (in particolare
il confine non sempre netto tra «nome proprio» e «nome comune») s'intrecciano
con ragioni ideologiche più o meno consapevoli. Un «nome comune» come avvocato può essere scritto con la
maiuscola in riferimento a un individuo ben determinato” cit Accademia della Crusca, per l’articolo completo leggere qui http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/uso-maiuscole-minuscole
In questo
caso ci troviamo a parlare di individui ben determinati, appartenenti a
categorie di persone ben definiti: Moglie e Tifoso.
Mio Marito,
quel brav’uomo e bell’uomo di mio Marito (dato oggettivo riconosciuto da numeri
a 2 zeri di persone) ha una grande passione, la AS ROMA. Una passione, anzi una
fede, che non ha mai tradito, né messo in discussione (tranne durante il calciomercato
estivo, in cui è solito ripetere “quest’anno non me lo faccio l’abbonamento!”,
salvo poi recitare come una litania la seguente domanda retorica” me lo faccio
l’abbonamento quest’anno?”) in tutti gli anni di conoscenza reciproca, direi che
è il punto di riferimento, l’ancora di salvezza che non ha mai abbandonato.
Una
fanciulla come me, proveniente da una famiglia mediamente tifosa, che non ha
mai visto le partite di calcio in diretta TV, non riusciva a capire una passione
così forte. Non capiva perché altre
famiglie congelassero tutto dalle 15 alle 17 ogni domenica, tavole da
sparecchiare, piatti da lavare, divani occupati, religioso silenzio. L’unico
esempio famigliare è mio nonno materno, tifoso da sempre di una squadra
bistrattata da tutta la famiglia, che ogni domenica andava allo stadio a “strappare
i biglietti” con la camicia ricavata dalla bandiera della sua squadra, che ha
dovuto abbandonare il rito dello stadio in tarda età a causa di problemi di
salute, che seguiva le partite alla radio, con l’auricolare, ogni domenica che nonna lo costringeva a venire
a casa nostra, che non tifava la nazionale perché non erano stati convocati i
calciatori della sua squadra, che non parlava mai, ma si illuminava quando
sentiva il nome del suo capitano di turno.
Nella fase 1 della nostra relazione Ragazza/Ragazzo non me ne curavo minimamente,
tanto io ero praticamente segregata in casa, quindi cosa facesse mentre eravamo
ognuno a casa sua non era un problema, e poi meglio sapere che guardava le
partite o era allo stadio piuttosto che saperlo chiuso in discoteca con qualche
ragazzetta che gli girava intorno.
Nella fase 2 Fidanzata/Fidanzato
ho cominciato a vedere tutta la storia del calcio come un enorme +1 tra
noi: molto ruotava intorno alle partite, in tv o allo stadio, fino a volermi
portare per forza allo stadio, in curva,
a vedere il derby, con tanto di sciarpa, che nascondevo rientrando in
casa, che se Padre avesse scoperto che tifavo con piacere per un’altra squadra
m’avrebbe diseredato. Episodi molto divertenti (abbracciamose tutti, arrivando
fino a 5 file avanti, ad ogni gol) esperimenti sociali che mi hanno arricchito
molto, che ogni compagna dovrebbe vivere almeno una volta, perché noi pensiamo
sempre che una passione così forte possa dividere una coppia, in realtà quando
l’altro vuole coinvolgerti lo fa per farti entrare nel suo mondo, e anche se tu
non condividi quella passione vedere da vicino quanto è importante per l’altro ti
apre gli occhi, e te lo fa amare ancora di più.
Nella fase 3 Moglie/Marito vivi quotidianamente la passione per la tua
Rivale. Davvero tutto ruota intorno a
Lei, ma ormai non te ne crucci. Ora non è più un problema se il pranzo della
domenica a casa tua o di altri ruota intorno alla partita, se devi mangiare
entro le 14.50, sparecchiare e fare il caffè tra 1 e 2 tempo e poi il 2 caffè
alla fine della partita, durante le interviste. Sai che quei 90’ minuti esistono
solo Lui e Lei, e tu sei l’Esclusa. Sai che non puoi entrare in salotto, e che
se entri non puoi fare rumore, prendi il tuo laptop, metti le cuffie e ti
prendi il tuo spazio sul divano, mentre Lui è lì, sulla sedia, con il suo
cuscino ad imprecare, trasformato in
questa figura mitologica, mezzo tifoso e mezzo allenatore, che non sai nemmeno
se è tuo Marito, una specie di Super Saiyan, che dice cose che non avresti mai
nemmeno immaginato, che parla una lingua simile all’elfico.
Questa è la
fase in cui tu sei la Moglie del Tifoso. La Moglie del Tifoso può non condividere
la passione ma non può non provare a capire. Deve almeno provare a capire e
accettare. Accettare che puoi anche avere le doglie ma tuo Marito è allo stadio
( mia zia è nata così). Accettare che potresti chiamare tuo figlio come un
calciatore (speriamo solo siano italiani, perché se mi capita un PauloRobertoPelè
divorzio). Accettare che quei 90 minuti se decidi di varcare la soglia del
salotto devi supportare e non sopportare. E se non vuoi varcarla la soglia puoi
sempre farti bella, uscire, goderti i
negozi vuoti, comprare qualcosa di carino e usarlo quando rientri.
;-)
Something old,
something blue,
something borrowed,
something new.
PS: Mio
Marito ha realizzato un sogno da tifoso: 12 ore con un amico a vedere partite
di calcio europeo, senza interruzioni né distrazioni. Io ne ho approfittato per
dedicarmi all’altra metà della coppia: me. Tra parrucchiere, shopping,
aperitivo, l’ho seguito in streaming come una groupie, con indicazioni di regia
di vario genere, e non perché non fidassi o chissà che ( se non ti fidi dell’altro
non dovresti sposarlo), ma perché ero orgogliosa e perché dovevo aumentare il
numero di visualizzazioni!
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